mercoledì 19 marzo 2008

Sotto il mantello i libri «proibiti» si svelano

l’Unità 19.3.08
Sotto il mantello i libri «proibiti» si svelano
di Anna Tito

PARIGI Una mostra «vietata ai minori di 16 anni» presenta, per la prima volta al pubblico, scritti erotici, immagini e documenti: nei 350 pezzi un mondo di godurie in bordelli, prigioni e conventi...

«Attenzione: vietata ai minori di sedici anni: alcune immagini possono turbare la sensibilità dei più giovani» avverte all’ingresso la spettacolare esposizione su L’Enfer de la Bibliothèque. L’eros au secret, allestita a Parigi, nella Grande Galleria della Bibliothèque Nationale de France (www.bnf.fr) - fino a sabato - e dedicata alle collezioni «proibite» di «opere piccanti e licenziose» che, secondo la Chiesa, «spingevano l’uomo a peccare». La mostra «evento culturale dell’anno» presenta una serie di scritti erotici, libri, documenti, immagini che svelano un mondo di anonimato, di pseudonimi, di boudoirs, di bordelli, di conventi e di prigioni, a dimostrazione del fatto che la celebrazione del sesso data di lungo tempo: vi compaiono, fra gli altri, i manoscritti sulle estreme godurie del famigerato divino marchese, Donatien-Alphonse de Sade, nonché le prime fotografie erotiche e pornografiche scattate in Francia nell’Ottocento. Si prosegue con le stravaganti lubricità del poeta dell’erotismo Guillaume Apollinaire, passando per le prime espressioni della fotografia pornografica e alle più di duecento opere giapponesi, essenzialmente incisioni e libelli xilografici del tutto inediti dell’epoca Edo (1600-1868). A lungo vituperate dai benpensanti e nascoste «sotto il mantello», le opere catalogate nella sezione Inferno vengono per la prima volta mostrate al pubblico.
Apre la retrospettiva la definizione di «Inferno» tratta dal Grande Dizionario Universale Larousse del 1870 in quanto «luogo chiuso di una biblioteca in cui vengono custoditi i libri di cui si ritiene pericolosa la lettura»: fra i 350 pezzi selezionati, pertanto, non figurano opere suscettibili di turbare l’ordine politico, ma soltanto immagini lascive e «disoneste», messe al bando per «oltraggio alla morale e al pudore».
Ai visitatori viene proposto un duplice percorso: la storia della collocazione speciale Inferno da un lato, a partire dalla maniera in cui si è costituita - con millesettecento opere - e si è evoluta sotto il regno di Luigi Filippo intorno al 1840. In quanto clandestine, le opere sfuggono per definizione al deposito legale e l’Inferno, negli anni in cui si perseguitano con medesime costanza ed energia i libelli politici e gli scritti pornografici, si incrementa soprattutto con i sequestri, e l’Ottocento divenne il secolo d’oro della «letteratura infernale», grazie anche alla censura che rendeva incrementava il commercio «sotto il mantello». Accrescendosi l’offerta e con i nuovi divieti dovuti alla nascita della pornografia, se dell’Inferno, nel 1876, facevano parte seicentoventisei volumi, nel 1909 Apollinaire ne recensiva ottocentoventicinque.
Dall’altro lato abbiamo il contenuto dell’Inferno: i primi disegni risalgono al XVI secolo, ma l’epoca che per eccellenza celebra l’erotismo e la pornografia è il Settecento, «il secolo del libertinaggio» per l’appunto. Nei disegni del periodo emerge la continua ricerca del piacere e le opere raffigurano enormi organi sessuali maschili, spesso celati sotto lunghi mantelli, concezione spensierata e allegra del libertinaggio destinata a svanire con Sade e la sua concezione del «piacere» come «sofferenza» e l’erotismo come un qualcosa di brutale e infausto. Inoltre, gli scontri politici del periodo vennero a servirsi della sessualità e della pornografia: in non pochi componimenti la sovrana «austriaca» Maria Antonietta viene accusata di rapporti intimi con non pochi partner, in altre invece si condanna la perversione del clero.
Compaiono anche alcune guide, quali L’almanacco degli indirizzi e delle signorine di Parigi (1791), che segnala gli indirizzi dei migliori bordelli della capitale e le prostitute più belle. Vicino al nome della «mademoiselle» viene indicato il suo tariffario, nonché la specialità. La passeggiata nell’Inferno prosegue con lo «scabroso» romanzo di Apollinaire, Le 11.000 verghe, del 1907, con abbinati disegni delle scene erotiche del romanzo; altri testi «scabrosi» sono un’edizione originale de I fiori del male (1857) di Charles Baudelaire, condannato per «oscenità» e destinato a rivoluzionare la poesia europea, nonché gli scritti più significativi di un altro «poeta maledetto», cantore della dissoluzione e del piacere, Paul Verlaine. Passando al Novecento, troveremo, fra gli altri, Le con d’Irène (Il sesso di Irene) del 1928 di Louis Aragon, oltre a Histoire d’O, per dirne soltanto alcuni.
Viene a concludere la retrospettiva il poema Onan, con un’acquaforte di Salvador Dalì (1934), realizzata automaticamente con la mano sinistra mentre si masturbava con la destra: per Marie-Françoise Quignard, una delle curatrici della retrospettiva, sul disegno compare al centro una grande macchia di sperma, è «un intervento diretto». E prosegue: «Intendiamo anche far capire questa lingua, invogliare a leggerla, poiché spesso è molto bella».

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