venerdì 28 marzo 2008

Per una cultura armonica

Per una cultura armonica
Ma a qualcuno viene il dubbio che la vita da formica non sia delle più eccitanti. Dubbi da asociali. Comunque un buon punto di partenza. Il rimettere in discussione tutto, Il cercare le origini o i collegamenti kiù arcani. Ma ci vuole coraggio. Perché andare a cercare qualcosa nei propri « ricordi » fuori del tempo o nella visione annebbiata del sogno, quando c’è il collegamento ininterrotto de « l’umano Intelletto »? Libri di storia, verità unanimemente accettata, per chi volesse ricordare qualcosa; libri di filosofia, oggettivazionc di soggettiva elucubrazione, per chi volesse capire qualcosa. Sfruttare il doloroso parto intellettuale di altri e adattarvisi o adattano ai tempi. Il gioco è fatto e non c’è pericolo di perdersi. Forse è vero, non ci sarà il pericolo di perdersi, ma c’è pure la sicurezza di non « ritrovarsi »! Migliaia di amleti piangono sulla tomba del padre, il dolore è sincero; chi s’accorge che il fantasma del re altro non è che una voce fuori campo? Lo sguardo vaga nel vuoto, le mani si aggrappano al nulla. L’umana filosofica scienza ha vinto, ha perso l’uomo. Al diavolo i Golem e chi se li crea per farsi terronizzare. Mister Hyde fa paura pure al dottor Jeckil. C’è da ridere, o da piangerci sopra. La cultura accettata come una astratta entità oggettiva. Con sottomissione di schiavo a padrone. Nuovi dei dalle fauci terrifiche per nuovi fedeli dal cuore di scimmia.
Linguaggio, armonia, comunicare ed essere. Un’intricata rete di ragno, né se ne può venir fuori con una bella masturbazione intellettuale. Non sono mille pagine scritte fitte fitte a riattivare la funzione armonica. Ad uomini che cerchino l’integralità si impone la ricerca del vero significato di « cultura », né la risposta va cercata lontano. « Nel tagliare il manico per una accetta il modello non sta lontano » dice Confucio, lo teniamo stretto nella mano destra. Il seme di melo piantato non è il frutto rosso, ma una analogia ed un legame al di fuori del tempo li unisce. Coltivazione, cultura. Chi nella mela che sta addentando non sa vedere il seme gettato, per caso, dal vento, rinunci alla ricerca del « centro ». E un discorso « culturale » non può essere fatto al di fuori di questo sottile filo di collegamento. Un filo per uscire dal labirinto, non una matassa che ci impedisca di camminare. Se la « Cultura » avrà que
sta funzione immenso è il lavoro che ci attende; nel caso contrario, una scatola di fiammiferi, un bel fuoco, rosse fiamme alte da un cumulo di libri inutili o dannosi; pel forte calore il libro s’apre, le pagine sfogliandosi ed accartocciandosi da sole la farsa grottesca concludono.

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