mercoledì 21 maggio 2008

Lady Chatterley, scandalo fiorentino

Corriere della Sera 21.5.08
Un convegno celebra il romanzo di D.H. Lawrence a ottant'anni dalla pubblicazione
Lady Chatterley, scandalo fiorentino
Nel capoluogo toscano lo scrittore trovò ispirazione e passione
di Ranieri Polese

Ottanta anni fa, nel 1928, a Firenze veniva stampata la prima edizione di Lady Chatterley's Lover («L'amante di Lady Chatterley»), il romanzo di David Herbert Lawrence destinato a subire una serie di censure e proibizioni lunga oltre trent'anni. Vietato in Inghilterra (ma anche negli Stati Uniti, Australia, India) perché osceno (scandalizzò moltissimo il frequente e ripetuto uso del verbo «fuck»), il libro verrà assolto in un processo celebrato a Londra nell'autunno del 1960, intentato contro Penguin che aveva pubblicato il libro nonostante il divieto. Famose le parole del pubblico ministero che chiese ai giurati se pensavano che un libro simile potesse «essere letto dalle vostre mogli o dai vostri domestici». Prima del 1960, comunque, avrebbe circolato in molte edizioni pirata, tratte appunto da quelle prime 1.000 copie (cui se ne aggiunsero 200, visto le richieste internazionali), piene di refusi e di errori.
Lawrence, che viveva a Firenze dal 1926 con la moglie Frieda von Richtofen (avevano preso in affitto la villa Mirenda, sulle colline a sudovest di Firenze, sopra Scandicci), si era rivolto all'amico libraio Pino Orioli, il quale a sua volta lo presentò a Leo Samuel Olschki, proprietario della piccola Tipografia Giuntina. Il libro, stampato a spese dell'autore in carta color avorio, aveva una copertina di colore rosso, con su impressa una fenice disegnata dallo stesso Lawrence.
Per celebrare questo anniversario Firenze ha organizzato un convegno (29-31 maggio) a cui partecipano studiosi italiani, inglesi, americani; tra i promotori, la Regione Toscana, il British Institute, il Gabinetto Vieusseux, la University of New York (villa la Pietra). Ci saranno anche proiezioni di film da o su Lawrence: «Donne in amore», 1969, di Ken Russell; la biografia dello scrittore, «The Priest of Love», 1981, di Christopher Miles, e la recente versione per lo schermo del romanzo, 2006, firmata dalla francese Pascale Ferran. Venerdì 30 maggio, visita guidata (con lettura di brani del libro) a villa Mirenda, dove si può ancora vedere l'affresco «Borea e Crizia », che presumibilmente ritrae D.H. Lawrence e Frieda.
Tra le questioni affrontate dai relatori, un'attenzione speciale viene dedicata al rapporto di Lawrence con l'Italia e in particolare con Firenze, la città dove appunto lavorò, tra il 1926 e il 1928, al suo romanzo più famoso (di cui restano due versioni, poi rifiutate, precedenti l'edizione definitiva). Viaggiatore instancabile, sempre in cerca di climi più salubri necessari alla pessima condizione dei suoi polmoni, lo scrittore scende in Italia la prima volta nel 1912-13, in compagnia di Frieda von Richtofen, l'aristocratica tedesca (lontana parente di Manfred von Richtofen, il futuro Barone rosso dell'aviazione del Kaiser) che per lui aveva lasciato il marito Ernest Weekley (un inglese professore di letteratura a Nottingham) e tre figli. La coppia, dopo un soggiorno sul Garda, si stabilisce a Fiascherino, dove rimane fino allo scoppio della guerra, che li costringerà a tornare in Inghilterra. Bloccati in Cornovaglia, David e Frieda — si erano sposati nel 1914 — riprenderanno a viaggiare già dal 1919: prima tappa, l'Italia: l'Abruzzo, Capri, Taormina, la Sardegna. Del primo soggiorno a Firenze, avvenuto in quegli anni, Lawrence ha scritto nel romanzo La verga di Aronne (1922): ospite in una pensione economica vicino a piazza Mentana (di cui descrive l'awful monument,
il «terribile monumento», ai caduti garibaldini) racconta la scoperta di piazza della Signoria, delle sue statue, della sua imponenza esclamando «qui un tempo vissero dei giganti! ».
Nel '22 lasciano l'Europa per Ceylon, l'Australia e finalmente il New Mexico dove la miliardaria Mabel Dodge regala loro una villa a Taos in cambio del manoscritto di Figli e amanti. Nel '25 le condizioni di salute peggiorano e Lawrence decide di tornare in Italia. Prima a Spotorno, poi (1926) a Firenze, nella villa Mirenda sopra Scandicci. Negli oltre due anni passati in Toscana, oltre a dedicarsi al lavoro di scrittura del romanzo, Lawrence perlustra i luoghi etruschi, da Cerveteri a Volterra: da queste visite nascono le pagine di Luoghi etruschi, in cui si legge l'ammirazione per la vitalità «fallica» degli etruschi e il fastidio per l'Italia fascista. Morirà a Vence, nel 1930. Le sue ceneri verranno portate, anni dopo, a Taos da Frieda e dal suo nuovo marito, l'italiano Angelo Ravagli.
Sul libro odiato e amato con pari intensità sono fiorite interpretazioni e indiscrezioni a non finire. Per esempio sulla vera identità dei protagonisti. Per alcuni, il guardiacaccia Oliver Mellors e Lady Constance sarebbero Lawrence, di umili origini, e l'aristocratica Frieda. All'epoca, però, la relazione tra i due era praticamente esaurita e Lawrence, ormai minato dalla malattia, confessava apertamente l'infelicità di quel rapporto. Altri invece dicono che lo scrittore si era ispirato all'avventura dell'amica Lady Ottoline Morrell con un giovane tagliapietre (soprannominato Tiger) che lavorava nel parco della sua villa. Resta comunque il fatto che quel romanzo, dopo il verdetto del 1960, avrebbe accompagnato il decennio della rivoluzione sessuale, della liberazione dai tabù. Come ricorda il poeta Philip Larkin in Annus mirabilis: «Cominciai ad avere rapporti sessuali nel 1963 (abbastanza tardi): tra la fine del divieto di Lady Chatterley e il primo lp dei Beatles».

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