venerdì 23 maggio 2008

E se l’Europa non avesse debiti con l’islam?

AVERROÈ E I SUOI FRATELLI

E se l’Europa non avesse debiti con l’islam?

Sorprendente rettifica dei pregiudizi del momento, questo lavoro di Sylvain Gouguenheim sta sollevando dibattiti e polemiche. Il suo tema: la filiazione culturale tra mondo occidentale e mondo musulmano. Su questo argomento, gravano pesantemente le sfide ideologiche e politiche. Ora, questo professore universitario tra i più seri, docente di storia medievale alla Scuola normale superiore di Lione, mette in discussione una serie di convinzioni diventate dominanti. In questi ultimi decenni, seguendo soprattutto Alain de Libera o Mohammed Arkoun, Edward Saïd o il Consiglio d’Europa, si sarebbe imboccata una strada sbagliata sul ruolo ricoperto dall’islam nella storia della cultura europea.

Di che cosa saremmo convinti? Più o meno, di questo: il sapere greco antico –filosofia, medicina, matematica, astronomia– del tutto scomparso dall’Europa, ha trovato rifugio nel mondo musulmano, che l’ha tradotto in arabo, lo ha accolto e sviluppato, prima di trasmetterlo finalmente all’Occidente, permettendo così la sua rinascita, poi l’improvvisa espansione della cultura europea.

Secondo Sylvain Gouguenheim, questa vulgata non è che una trama di errori, di verità deformate, di dati parziali o di parte. Egli intende correggere, punto per punto, gli aspetti inesatti o esagerati.

Secoli bui

C’è stata veramente una frattura integrale tra l’eredità greca antica e l?Europa cristiana dell’alto Medioevo? Dopo il crollo definitivo dell’Impero romano, i rari manoscritti di Aristotele o di Galeno custoditi nei monasteri è proprio vero che non avevano più nessun lettore in grado di decifrarli? No, risponde Sylvain Gouguenheim.

Anche se erano diventati fragili e rari, i legami con Bisanzio non furono mai interrotti: circolavano manoscritti greci con uomini in grado di leggerli. Durante i presunti «secoli bui», questi conoscitori del greco non sono mai mancati, distribuiti in diversi centri che non possono essere ignorati, soprattutto in Sicilia e a Roma. Non si fa notare che dal 685 al 752 regna una successione di papi d’origine greca e siriaca! Si ignora, o si dimentica che, tra il 758 e il 763, Pipino il Breve si fece spedire da papa Paolo I testi greci, soprattutto la Retorica di Aristotele.

Questo interesse medievale per le fonti greche aveva le sue origini nella stessa cultura cristiana. I vangeli furono redatti in greco, così come le epistole di Paolo. Molti Padri della Chiesa, educati alla filosofia, citano Platone e parecchi altri autori pagani, di cui hanno salvato interi brani. L’Europa è dunque sempre rimasta cosciente della sua derivazione dalla Grecia antica, e si mostrò continuamente desiderosa di ritrovarne i testi. Il che spiega, dall’epoca carolingia fino al XIII secolo, la successione delle «rinascite» legate a scoperte parziali.

La cultura greca antica fu pienamente accolta dall’islam? Sylvain Gouguenheim sottolinea i forti limiti che la realtà storica impone a questa convinzione corrente. Poiché non furono i musulmani a svolgere l’essenziale del lavoro di traduzione dei testi greci in arabo.

Lo si dimentica superbamente: anche quei grandi ammiratyori dei Greci che furono Al-Fârâbî, Avicenna e Averroè non leggevano una parola dei testi originali, ma solamente le traduzioni in arabo fatte dagli Aramaici, cristiani.

Tra questi cristiani detti striaci, che padroneggiavano il greco e l’arabo, Hunayn ibn Ishaq (809-873), soprannominato «principe dei traduttori», coniò l’essenziale del vocabolario medico e scientifico arabo trasponendo più di duecento opere –soprattutto Galeno, Ippocrate, Platone. Parlava arabo, ma non era per nulla musulmano, come d’altra parte, praticamente tutti i primi traduttori dal greco all’arabo. Poiché noi confondiamo troppo spesso «arabo» e «musulmano», una visione deformata della storia ci fa cancellare il ruolo decisivo degli Arabi cristiani nel passaggio delle opere dall’Antichità greca dapprima in siriaco, poi nella lingua del Corano.

Una volta effettuata questa trasposizione –difficile, perché greco e arabo sono lingue dalle radici molto differenti–, sarebbe sbagliato credere che l’accoglienza riservata ai Greci sia stata unanime, entusiasta, capace di sconvolgere cultura e società islamiche. Sylvain Gouguenheim mostra quanto l’accettazione del pensiero greco sia stata al contrario selettiva, limitata, senza un grande impatto, alla fin fine, sulle realtà religiose, politiche e giuridiche, che sono rimaste indissolubilmente islamiche. Anche disponendo delle opere filosofiche dei Greci, anche creando il termine di «falsafa» per indicare una forma di spirito filosofico apparentato, l’islam non si è mai veramente ellenizzato. La ragione non fu mai esplicitamente messa al di sopra della rivelazione, né la politica dissociata dalla rivelazione, né la ricerca scientifica radicalmente indipendente.

Converrebbe anche, seguendo questo libro, rivedere ancora più a fondo i nostri giudizi. Invece di credere che il nostro sapere filosofico europeo nella sua interezza dipenda da intermediari arabi, bisognerebbe ricordarsi del ruolo fondamentale svolto dai traduttori di Mont-Saint-Michel. Sono stati loro a far passare quasi tutto Arostotele direttamente dal greco al latino, parecchi decenni prima che a Toledo venissero tradotte le stesse opere partendo dalla loro versione araba.

Invece di sognare che il mondo islamico del Medioevo, aperto e generoso, abbia offerto all’Europa stremata e buia i mezzi del suo sviluppo, bisognerebbe ricordarsi che l’Occidente non ha ricevuto questi saperi in regalo. È andato a cercarli, perché completavano i testi di cui era già in possesso. E solo l’Occidente ne ha fatto l’uso scientifico e politico che sappiamo.

Tutto sommato, contrariamente a quanto viene ripetuto in crescendo dagli anni Sessanta, la cultura europea non dovrebbe granché all’islam per quel che riguarda la sua storia e il suo sviluppo. In ogni caso, niente di fondamentale. Preciso, argomentato, questo libro che rivede la storia è anche parecchio audace.

Aristote au Mont Saint-Michel. Les racines grecques de l’Europe chrétienne di Sylvain Gouguenheim. Seuil, «L'Univers historique», 282 p. 21 euro.

Roger-Pol Droit
Le Monde des livres, inserto de Le Monde, del 3 aprile 2008

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