martedì 6 maggio 2008

Il ciclo del grano nei campi di Demetra

SICILIA - Il ciclo del grano nei campi di Demetra
MARCELLA CROCE
6 maggio 2008, LA REPUBBLICA - Palermo

Un libro ricostruisce miti e tradizioni collegati alla fertilità della terra

Formule magiche nei riti antichi per propiziare i raccolti in tutta l´Isola dalla semina alla mietitura fino alla cottura del pane

icerone dava per scontato che l´intera Sicilia appartenesse alla dea Demetra, dea del grano e della terra; dopo il furto della statua della dea dal santuario ennese da parte di Verre, gli abitanti attribuirono a questo sacrilegio le carestie che colpirono molte città dell´Isola. La Sicilia antica pullulava di templi dedicati al culto di Demetra e a sua figlia Persefone (detta anche Kore, cioè "ragazza"), e in essi potevano entrare solo le donne: a Catania c´erano due templi delle dee, uno dentro e l´altro fuori la città, e quando Verre tentò di portare via il simulacro della dea anche da lì, le sacerdotesse reclamarono davanti ai magistrati. Ancora nel 1756, in occasione di una spaventosa carestia, i catanesi eressero una statua alla dea Cerere che si trova attualmente in piazza Università e il marchese di Villabianca riferisce che a Palermo il giorno dell´Assunzione, malgrado i ripetuti tentativi di proibire questa pratica, si continuava a fare una solenne processione a Maredolce dove si sapeva avessero avuto anticamente luogo i riti di Cerere/Demetra.
«Gli Ennesi credono che Cerere abiti presso di loro, tanto che mi sembravano non cittadini di quella città, ma tutti sacerdoti, tutti ministri della Dea» (Verrem IV, 49, 50): le città di Enna, Morgantina, Assoro e Agira vengono citate da Cicerone come i territori dove la produzione di frumento era talmente ricca che «a vederli coperti di spighe si cessava di temere la carestia»; molti secoli dopo anche Goethe visitando le province interne della Sicilia rimase colpito dalla vista di tutti quei campi di frumento. Nel volume "Il ciclo del grano nella terra di Demetr"a, recentemente pubblicato dalla Sovrintendenza regionale dei Beni culturali della Provincia di Enna, Claudio Paterna ha curato la parte riguardante le relazioni pubbliche, sociali e simboliche dell´agricoltore, e Salvatore Scalisi quella relativa all´intero ciclo del grano, con un´accurata esposizione di tutto lo svolgimento del calendario solare agrario mediterraneo, dall´aratura e semina dell´autunno, al magico spuntare del primo germoglio primaverile, dalla raccolta e trebbiatura dell´estate fino alla molitura e infine al miracolo della panificazione.
La luna, il cielo, il mondo, il paesaggio, gli animali, il fuoco, la luce: tutti elementi che nel mondo contadino venivano considerati controllabili a opera di forze magico-religiose che intendevano esorcizzare la pericolosa precarietà legata agli eventi atmosferici. Nel volume della Regione, Paterna ha esaminato gli auspici, i pronostici, il computo del tempo, il valore simbolico degli attrezzi, le feste, i proverbi e le tradizioni che riflettono le credenze nella forze della natura e della Madre Terra.
Nell´inno omerico a Demetra si trova la narrazione più antica del mito: mentre Persefone stava giocando sulle sponde del lago di Pergusa con alcune ninfe, Ade la rapì dalla terra e la portò con sé nel suo regno. La vita sulla terra si fermò e la disperata Demetra cominciò ad andare in cerca della figlia perduta. Alla fine Zeus, non potendo più permettere che la terra morisse, costrinse Ade a lasciar tornare Persefone e mandò Hermes a riprenderla. Prima di lasciarla andare, Ade la spinse con un trucco a mangiare quattro semi di melograno magici, che l´avrebbero da allora costretta a tornare nel mondo sotterraneo per quattro mesi all´anno. Da quando Demetra e Persefone furono di nuovo insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma per quattro mesi all´anno, quando Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda.
Da numerose fonti antiche sappiamo che gli abitanti della Sicilia, che per il mito avevano ricevuto per primi il dono del grano, istituirono in onore di Demetra e Kore sacrifici e feste, tra cui la katagogè della fanciulla, cioè il suo "rapimento verso gli Inferi", e il suo ritorno (anagoghé). Nella monetazione e nella coroplastica antica Demetra e Persefone sono accompagnate da una spiga o da focacce di pane o da un maialino, simbolo di abbondanza o ancora dalle fiaccole che erano loro necessarie per illuminare il regno dell´Ade. Diodoro Siculo riferisce che Demetra, poiché non riusciva a trovare la figlia, accese le fiaccole dai crateri dell´Etna, e fino a una cinquantina di anni fa la grotta di Galerno alle falde del vulcano veniva indicata come il luogo da cui si sarebbe mosso Ade per rapire Proserpina: sulla strada si sarebbe fermato ad Aidone che da lui aveva preso nome. Innumerevoli immagini sacre delle due Dee sono state ritrovate nel santuario della Malophoros a Selinunte, e tra i più celebri santuari era soprattutto quello di Enna: come parte del suo progetto di ellenizzazione, il tiranno di Siracusa Gelone aveva diffuso il culto di Demetra nell´interno dell´Isola. Un forte legame mitico si era così venuto a creare fra Siracusa e Enna, rafforzato dal carattere fortemente plebeo e popolare del culto di Demetra. Le feste Tesmophorie erano riservate alle donne e vietate agli uomini, i quali non potevano neanche guardare il simulacro della dea. Ateneo racconta che per l´occasione venivano confezionati dolci detti mylloi a forma degli organi sessuali femminili, era inoltre permesso il turpiloquio (aiscrologein), il cui scopo era quello di suscitare il riso sulle labbra della dea afflitta per la perdita della figlia; nel lancio di motti e lazzi osceni sarebbe stata l´origine della poesia giambica. Un forte legame fra sesso e agricoltura è rintracciabile in molte culture del mondo ed era presente fin dagli albori della civiltà umana. «La mia terra giace incolta», cantavano i riti ierogamici dei Sumeri, «che sarà di me Inanna? Chi seminerà la mia vagina con l´aratro?». Antonino Uccello riferisce che fino a un´epoca abbastanza recente nelle campagne di Noto si soleva invocare San Benedetto per "ingravidare il frumento" (San Binidittu ‘mprena li lavuri). Con la pubblicazione di "Il ciclo del grano nella terra di Demetra", realizzata con il contributo della Camera di commercio di Enna e della società concertile Rocca di Cerere, la Regione Siciliana ha inteso porgere omaggio a una delle vocazioni più antiche della Sicilia, la coltivazione del grano.

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