sabato 16 febbraio 2008

Heidegger. Finalmente tradotti i "Contributi alla filosofia"

La Stampa Tuttolibri 16.2.08
Heidegger. Finalmente tradotti i "Contributi alla filosofia", testi degli anni 1936-38che segnarono la svolta del suo pensiero
Qui si assiste a un vero evento
di Marco Vozza

Nel 1989, l'anno della caduta delmurodiBerlino, uscìun libro postumo di Heidegger, uno dei più influenti e controversi filosofi del secolo scorso. L'attesa di una traduzione italiana è stata piuttosto lunga ma ora disponiamo di un volume di straordinaria densità teoretica e semantica (a cura di Franco Volpi) che presenta ben due titoli: uno pubblico e generico: Contributi allafilosofia ed uno più essenziale che mira all'identità stessa dell'essere: Dall'evento.
Dopo una «lunga esitazione», Heidegger concepì questo work in progress tra il 1936 eil 1938, anni segnati dal dominio europeo del nazionalsocialismo, successivi al fallimento dell'impegno politico del filosofo-rettore; la crisi non era soltanto di ordine sociopolitico («ovunque dilaga lo sradicamento») poiché coinvolgeva anche il ruolo della scienza (criticata da Husserl) e l'avvenire stesso della sua filosofia, ormai lontana dall'antropologia esistenzialista di Essere e tempo e avviata verso un problematico superamento dell'orizzonte metafisico di pensiero,sfociato nel nichilismo.
NELLA RADURA DELL’ESSERE
Dall'evento è l'esito più compiuto della «svolta» di cui Heidegger si fa testimone, del passaggio dall'analitica dell'esserci all'evento dell'essere, pur in una sostanziale unità tematica con l'opera del 1927. La svolta comporta un cambiamento radicale di direzione -o forse basta una «semplice spinta»- che permetta di giungere, attraverso vertiginosi tornanti, in quella «radura» in cui si svela e si insedia il senso o la verità dell'essere. Svoltare significa innanzitutto abbandonare il linguaggio tradizionale della filosofia e cercare di attingereall'essere senza avvalersi di determinazioni concettuali che lo renderebbero nuovamente imperscrutabile.
Entro tale discontinuità andrebbero però notati alcuni presupposti comuni tra Essere e tempo e Dall'evento: a) la filosofia è sempre ricerca del senso dell'essere; b) l'esserci è quell'ente che si rapporta all'essere in un rapporto di coappropriazione; c) il primato del futuro sul presente, del possibile sul reale; d) la verità è un orizzonte o radura che trascende gli enunciati conformi alvero; e) la finalità del pensiero è la salvaguardia della differenza ontologica; f) il presupposto di ogni svolta è la decostruzione rammemorante della storia della metafisica.
La meditazione sull'Evento porta a compimento dunque le questioni relative alla temporalità dell'essere e alla mortalità dell'Esserci in una prospettiva emendata dai limiti soggettivistici riscontrati nell'opera giovanile. La svolta non è tanto interna al pensiero di Heidegger quanto nella modalità di un salto che trasferisce i venturi nell'altro inizio.
L'ambizionedel filosofo tedesco è proprio quella di concepire e alludere per cenni all'altro inizio, dopo quello greco che ha dato origine alla filosofia: a decidere èl'Essere stesso attraverso una nuova donazione o manifestazione; il filosofo si limita a corrispondere a tale appello, lasciando avvertire l'eco della differenza ontologica per la quale mentre «l'ente è, l'essere permane» e disponendosi ad un ascolto rammemorante delle varie epoche della storia dell'essere. Sottratto al suo occultamento metafisico, l'essere riceve nella baluginante radura il suo carattere di Evento. Sgomento, ritegno e pudore sono gli stati d'animo fondamentali tra i quali oscilla il pensiero dell'altro inizio: una vibrazione che equivale ad unpresagio.
Evento è il termine meno compromesso con la metafisica tra i nomi con i quali designare l'Essere nel suo gioco di appropriazione espropriante con l'esserci. Pur attingendo al lessico kierkegaardiano (salto, ripetizione, aut-aut), Heidegger appronta un linguaggio di prodigiosa metaforicità (un dire trasformato difficilmente traducibile, talvolta enigmatico) che trasforma quasi la filosofia in un genere poetico e mantiene significative affinità con la teologia mistica, contrapponendosi alle finalità e allo stile propri della scienza, vituperato esito nichilistico che presiede all'epoca del calcolo imperante, nella cui rete metafisica sarebbe rimasto impigliato lo stesso Nietzsche.
«Rendersi intelligibili è il suicidio della filosofia»: questo il presupposto di un pensiero poetante ostile alla scienza e ad ogni teoria della conoscenza, di una versione moderna della teologia negativa che istituisce un regime di doppia verità, la quale corrisponde ai due inizi: quello greco, segnato dall'abbandono dell'essere a favore dell'ente, e quello preannunciato da Hölderlin, il guardiano dell'Essere «venuto in anticipo», il poeta nella cui opera si alternano apparizioni ed eclissi del divino, celebrato e custodito nella sacralità del poeta repensante. Accogliere l'evento è attendere «il lampo di Dio», la vibrazione di una epifanìa inconfigurabile.
STREGATI DALLA TECNICA
Quelledi Heidegger non sono parole così vaghe, seppur desuete: il progressivo oblìo dell'essere ha indotto l'umanità ad essere stregata dalla tecnica e dal suo effimero progresso; viviamo in una desolazione scambiata per concretezza che ha cancellato ogni traccia della domanda sul senso della nostra esperienza, ormai completamente assorbita in un regime di mobilitazione generale in vista della macchinazione tecnica, per la quale il denaro è l’equivalente universaledi ogni ente, di ogni prodotto destinato al consumo.
A tale contesto fa riscontro una filosofia che ricorre ai fatti come maschera della «vera realtà». Laricerca orientata al senso dell'essere richiederebbe invece un rifiuto di tale paradigma calcolante in nome della dis-misura, della gratuità del dono e di una sovranità senza potere. Ma a questo eventuale azzardo speculativo corrisponde la solitudine del «grande silenzio».
A testimonianza del persistente fascino esercitato dall'esistenzialismo -e non solo da quell otedesco ma anche da quello francese -sono comparsi i volumi quinto e sesto della collana di inediti sartriani presso Christian Marinotti.
Il primo, curato da Nestore Pirillo, contiene un importante scritto sul libero arbitrio pubblicato poco dopo la conclusione della Seconda GuerraMondiale: La liberté cartesienne. Dialogo sul libero arbitrio (pp.176,€15). Al secondo, Novelle e racconti. Pensieri e progetti degli Écrits de jeunesse (pp.402,€29), curato da Gabriella Farina, sono affidati gli scritti letterari del giovane Sartre, risalenti agli anni 1922-1927, all'epoca in cui, studente all'École Normale Supérieure, progettava di guadagnarsi da vivere come professore di filosofia per poter poi avere il tempo di dedicarsi alla letteratura. [F.V.]
Sono disponibili anche le lettere di Heidegger alla moglie Elfride: Amata mia diletta (Il Melangolo, pp.380, €28) curate dalla solerte nipote Gertrud. L'interesse di questa lettura è data sia da qualche aspetto della vita intellettuale: i rapporti con Husserl, Rickert, Gadamer, l'antipatia per Adorno e Grass, la perenne ammirazione per Hölderlin («un'esperienza nuova» già nel 1918), la costante diffidenza nei confronti degli scienziati; ma soprattutto per le rivelazioni sulla vita privata.
Sapevamo già tutto o quasi della relazione con Hannah Arendt ma da questo carteggio emergono altre figure di donne sedotte dall'amministratore delegato dell'essere, il quale - pur rendendosi conto del dolore arrecato - cerca di teorizzare ante litteram un modello di coppia aperta, per il quale le amanti costituirebbero un complemento virtuoso al rapporto di coppia con la moglie, «un aiuto più che un ostacolo». Gli amori sono «differenti per destino» ma Elfride, dapprime complice ora depressa, protesta per la fiducia tradita. Heidegger filosofo eticamente indegno? Scopriamo che la moglie - già nel 1920, tre anni dopo le nozze - aveva concepito il figlio Hermann con un altro uomo. Vi è materia per una soap opera! [M. V.]

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