sabato 3 dicembre 2011

The Secret History of the American Empire: Economic Hit Men, Jackals and the Truth About Global Corruption

The Secret History of the American Empire: Economic Hit Men, Jackals and the Truth About Global Corruption

John Perkins
Plume

Un trattato internazionale sulla corruzione e che cosa possiamo fare a questo proposito, da parte dell'autore delle Confessioni di un sicario dell'economia, che è stato un best-seller.

Nelle sue memorie mozzafiato, Confessioni di un sicario dell'economia, John Perkins dettagliato il suo precedente ruolo come un "sicario economico" in loschi traffici internazionali aziendale di un impero di fatto americano. Questo avvincente, dietro le quinte denuncia spiegato come un colossal cinematografico raccontata attraverso gli occhi di un uomo che una volta contribuito a plasmare quell'impero. Ora, in La storia segreta dell'impero americano, Perkins zeri in su i punti caldi di tutto il mondo e, sulla base di interviste con uomini colpiti altri, sciacalli, giornalisti e attivisti, esamina l'attuale crisi geopolitica. L'instabilità è la norma: è chiaro che il mondo che abbiamo creato è pericoloso e non più sostenibile. Come siamo arrivati ​​qui? Chi è responsabile? Che cosa buona abbiamo fatto ea quale costo? E cosa possiamo fare per cambiare le cose per le prossime generazioni? Affrontare queste ed altre domande, Perkins rivela la storia segreta dietro gli eventi che hanno creato l'impero americano, tra cui:

• L'attuale rivoluzione latino-americana e le sue lezioni di democrazia
• Come le "sconfitte" in Vietnam e in Iraq ha beneficiato un grande business
• Il ruolo di Israele come "fortezza America" ​​in Medio Oriente
• tragiche ripercussioni del FMI "Asian Economic Collapse"
• errori degli Stati Uniti in Tibet, Congo, Libano e Venezuela
• Jackal (agenti della CIA), incursioni di assassinare presidenti democratici

Dalle forze armate Usa in Iraq per lo sviluppo delle infrastrutture in Indonesia, dai volontari di Peace Corps in Africa, agli sciacalli in Venezuela, Perkins espone una cospirazione di corruzione che ha alimentato l'instabilità e anti-americanismo in tutto il mondo. Allarmante eppure pieno di speranza, questo libro fornisce un piano di compassione per re-immaginare il nostro mondo.

mercoledì 30 novembre 2011

Il Dalmatico: Resti di un'antica lingua romanza parlata da Veglia a Ragusa e sua collocazione nella Romània appennino-balcanica

Il Dalmatico: Resti di un'antica lingua romanza parlata da Veglia a Ragusa e sua collocazione nella Romània appennino-balcanica

Matteo Giulio Bartoli

New edition of the original German version published in 1906.

A cura di Aldo Duro

Resti di un'antica lingua romanza parlata da Veglia a Ragusa e sua collocazione nella Romània appennino-balcanica.

Per dalmatico non si intende, come qualcuno potrebbe forse pensare in un primo momento, una varietà del dialetto veneto parlato sulla costa dalmata e nelle isole litoranee nei secoli che vanno dal XV al XX, da quando cioè i rapporti commerciali e marittimi, ma anche politici, militari e soprattutto culturali con Venezia si fanno sempre più stretti, fino al termine della prima, e soprattutto della seconda guerra mondiale, quando la mutata situazione politica e il pressoché totale esodo della popolazione italiana ivi residente troncano o modificano tali rapporti (che al contrario si rinnovano e si fanno più stretti per coloro che come sede dell'esilio hanno scelto proprio il territorio veneto, largamente inteso).
Nella classificazione delle lingue romanze, si è dato invece il nome di dalmatico alla lingua neolatina formatasi nell'età medievale, attraverso progressive trasformazionil latino penetrato in Dalmazia con le legioni romane prima ancora che all'evo antico facesse seguito l'era cristiana.
Altra denominazione con cui è stato anche indicato dagli studiosi il dalmatico è quella di veglioto (o, toscanamente, vegliotto), in quanto nell'isola quarnerina di Veglia questo idioma si è conservato quasi miracolosamente più a lungo che altrove, tramandato e compreso, anche se non sporadicamente parlato, fin verso la fine del secolo XIX, quando, nel giugno 1898, si spegne con la morte dell'ultimo dei parlanti, Antonio Udina, che fu anche il più ascoltato tra gli informatori che Matteo Giulio Bartoli ebbe modo di interrogare a più riprese nel tempo in cui preparava la sua tesi di laurea proprio sul dialetto veglioto che, scritta in italiano, fu da lui sostenuta nel luglio 1898 all'Università di Vienna con il grande glottologo Meyer-Lübke (avendo come correlatore lo spalatino Adolfo Mussafia).

lunedì 21 novembre 2011

La rivoluzione pagana. Relativismo etnico e gerarchia delle forme

Luca Leonello Rimbotti
La rivoluzione pagana. Relativismo etnico e gerarchia delle forme.
Edizioni di Ar
Si è soliti pensare al Paganesimo come all’epoca che precede la religione venuta di Galilea. In realtà la Paganitas non è una semplice stagione estinta. Il suo sentimento del mondo e le sue visioni innervano di sé i secoli e conoscono, soprattutto nel Novecento, sorprendenti risorgive. Luca Leonello Rimbotti si concentra proprio su tale fluire e rifluire e ne ‘spiega’ l’essenza. Di fronte agli occhi del lettore il Paganesimo si schiude allora come imperituro mondo della natura – la natura che vuole, che esige, la lotta -, come sentimento accresciuto della vita, come semenzaio di simboli e miti eroici, come reattività estrema dell’ordine contro il disordine, come “grande passione” olimpica, come panorama dove la Forma serenamente splende e parla. Una controstoria del pensiero europeo, questa storia del Paganesimo.

venerdì 21 ottobre 2011

Croce e potere. E i cristiani si armarono

il Fatto Saturno 21.10.11
Croce e potere. E i cristiani si armarono
Lucia Ceci

DISTRUGGERE PIETRE, si sa, vuol significare spesso affrancarsi da un intero sistema. Stanno a dimostrarlo immagini che condensano passaggi epocali: l’abbattimento della statua di Stalin a Budapest nell’ottobre 1956, la demolizione di centinaia di immagini di Saddam Hussein in Iraq, il fuoco talebano sui Buddha di Bamiyan.
A sancire uno spartiacque decisivo nella storia del cristianesimo fu la distruzione, nel 391, del Serapeo di Alessandria d’Egitto, il tempio dedicato al dio regolatore delle acque del Nilo, garante della salute dei vivi e del destino dei morti. Ne fece le spese soprattutto la smisurata statua di Se-rapide, fatta in legno laminato d’oro e d’argento, che i cristiani decapitarono, spaccarono a colpi d’ascia e diedero alle fiamme al cospetto di cittadini increduli. Dal Serapeo la furia devastatrice si estese agli altri templi di Alessandria e di lì a tutte le città dell’Egitto. Una volta profanati, gli spazi sacri vennero decontaminati e convertiti in basiliche. Dietro la distruzione e la riconversione dei luoghi di culto si celava una battaglia decisiva per ridefinire i confini del sacro e la gestione del particolare potere che esso veicolava. Ma non era una rivoluzione dal basso: a un anno dalla strage di Tessalonica e dalla successiva penitenza cui il vescovo Ambrogio aveva costretto l’imperatore, Teodosio aveva emanato un editto che autorizzava la distruzione dei templi pagani. La croce, simbolo di sofferenza e martirio, si era trasformata in simbolo di potere. Come era stato possibile? Giovanni Filoramo lo indaga nel denso volume La croce e la spada, che ha per oggetto il «secolo breve»: quel periodo che va dalla conversione di Costantino (312) alla morte di Teodosio (395), in cui si assiste alla trasformazione di un gruppo religioso minoritario in Chiesa di Stato, pronta, dopo essere stata perseguitata, a perseguitare a sua volta nemici interni ed esterni. Il libro ripercorre le tappe di questo itinerario e il contributo dei suoi principali protagonisti: gli imperatori romani da Costantino a Teodosio e i vescovi cristiani da Eusebio ad Agostino. La svolta decisiva, che riguarda la ricerca di un’ortodossia unitaria e il modo in cui il cristianesimo si rapporta al potere politico, ha luogo sotto Teodosio: col Concilio di Costantinopoli si fissa il dogma trinitario e si impone, grazie all’intervento dell’imperatore, la verità dottrinale uscita vincente dall’assise valida come legge di Stato. La dissidenza religiosa, di conseguenza, si trasforma in crimen publicum. L’avvio della criminalizzazione dell’eretico apre un capitolo nuovo e funesto nella storia del cristianesimo, quello in cui si può uccidere «in nome di Dio», illuminato nel libro attraverso l’illustrazione dei primi pericolosi segnali di cambiamento: la condanna a morte dell’eretico Priscilliano e l’uccisione della filosofa neoplatonica Ipazia. Non si trattò solo, per dirla con Edward Gibson, di «intolerant zeal». Né, come hanno sostenuto gli apologeti, di una mera conseguenza della svolta costantiniana. Nella Chiesa del IV secolo la fede fondata sulla rivelazione di Dio mediante il Figlio mise in moto una duplice, contraddittoria spinta: inclusiva in quanto mirava ad accogliere l’intera umanità, ma anche esclusiva perché la preservazione della «purezza» della comunità portò ad eliminare, oltre all’errore, l’errante.
Giovanni Filoramo, La croce e il potere, Laterza, pagg. 443, euro 24,00

mercoledì 5 ottobre 2011

Il nuovo libro di Rifkin: la terza rivoluzione industriale? È già iniziata

La Stampa 3.10.11
Colloquio
“La crisi finirà solo quando cambieremo l’economia”
Il nuovo libro di Rifkin: la terza rivoluzione industriale? È già iniziata
di Paolo Mastrolilli

Bisogna cambiare, ora. Anche se non volessimo, la «Terza rivoluzione industriale» è già cominciata, e la crisi economica in corso dovrebbe solo convincerci ad affrettare il passo verso un nuovo paradigma per la nostra società. Un modello che richiede di abbandonare la dipendenza energetica dal petrolio, ma anche di mutare radicalmente i rapporti economici, la politica, l’ambiente, l’istruzione. Così scrive Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro, intitolato appunto «The Third Industrial Revolution: How Lateral Power Is Transforming Energy, the Economy, and the World».
Durante un’intervista fatta ad agosto, ci aveva anticipato i contenuti con queste parole: «Verso la fine degli Anni Settanta è terminata la Prima rivoluzione industriale, nel senso che abbiamo smesso di vivere grazie alla ricchezza che producevamo. Siamo entrati nella Seconda rivoluzione industriale, in cui poco alla volta abbiamo bruciato i nostri risparmi e cominciato a vivere di debito». Questo ci ha esposto a crisi ricorrenti: «Ogni volta che c’è una recessione, facciamo sempre la stessa cosa: pompiamo soldi nel mercato e diciamo che vogliamo tagliare le spese. Ma la ripresa si alimenta spendendo, le nostre spese fanno crescere la domanda, i Paesi emergenti ne approfittano aumentando la produzione per moltiplicare l’offerta, e questo fa salire i costi delle materie prime come il petrolio. Di conseguenza tutti i prezzi aumentano, compresi quelli del cibo, e quindi ci ritroviamo in breve in una nuova situazione insostenibile, tornando a fare affidamento sul debito per soddisfare le nostre esigenze. Così non ne verremo mai fuori». Quindi aveva concluso: «La crisi finirà solo quando cambieremo il nostro paradigma economico. Dobbiamo passare dalla Seconda rivoluzione industriale alla Terza, per smettere di consumare le ricchezze del passato e tornare a produrre liberando la nostra creatività». Ora il libro è in uscita, le anticipazioni circolano in rete, e si può leggere cosa intende.
Energia nuova «La gestione dell’energia - scrive Rifkin - forma la natura della civiltà. Come è organizzata, come i frutti del commercio sono distribuiti, come viene esercitato il potere politico e le relazioni sociali. Il controllo di produzione e distribuzione dell’energia si sta spostando dalle gigantesche compagnie centralizzate basate sui combustibili fossili, a milioni di piccoli produttori che generano le loro energie rinnovabili e commerciano i surplus».
«La nuova era porterà una riorganizzazione dei rapporti di potere a tutti i livelli. Mentre la Prima e la Seconda rivoluzione favorivano centralizzazione e verticalizzazione, con strutture organizzative che operavano nei mercati dall’alto in basso, la Terza si muove per vie laterali, preferendo i modelli di business collaborativi che funzionano meglio nei network. La "democratizzazione dell’energia" ha profonde implicazioni su come orchestriamo l’intera vita umana. Stiamo entrando nell’era del "capitalismo distribuito". Il rapporto da avversari tra venditore e compratore è sostituito dalla relazione collaborativa fra fornitore e utilizzatore».
Nuovi modelli «Il capitalismo distribuito introduce modelli nuovi, inclusa la stampa tridimensionale nel settore manifatturiero, e le imprese che condividono i risparmi di scala nel campo dei servizi, capaci di ridurre enormemente i capitali, l’energia e i costi del lavoro, incrementando la produttività».
La politica «La Terza rivoluzione cambia il business, ma anche la politica. C’è un nuovo atteggiamento mentale nelle generazioni di leader socializzati via Internet. La loro politica non riguarda più lo scontro fra destra e sinistra, ma tra il modello autoritario e centralizzato e quello distribuito e collaborativo».
«Mentre Prima e Seconda rivoluzione erano accompagnate dalle economie nazionali e dalla governance della nazione-stato, la Terza, essendo distributiva e collaborativa per natura, progredisce lateralmente e favorisce le economie e le unioni governative continentali».
Geopolitica e biosfera «L’era intercontinentale trasformerà le relazioni internazionali dalla geopolitica alla politica della biosfera. Nella Prima e Seconda rivoluzione, la Terra era concepita in maniera meccanica e utilitaristica. Era vista come contenitore di risorse utili, pronte per essere appropriate a fini economici, e gli stati nazione erano formati per competere e assicurarsi il loro controllo. Il passaggio verso le energie rinnovabili ridefinirà la nozione delle relazioni internazionali lungo le linee del pensiero ecologico... La biosfera ci porta da una visione coloniale della natura, come nemico da saccheggiare e schiavizzare, a una nuova visione della natura come comunità condivisa da proteggere. Il valore utilitaristico della natura sta facendo spazio al suo valore intrinseco. Questo è il significato profondo dello sviluppo sostenibile».
Addio Adam Smith «Sui mercati, i vuoti scambi di proprietà sono stati parzialmente rovesciati dall’accesso condiviso ai servizi commerciali nei network open-source. Gran parte dell’economia, come viene insegnata oggi, è sempre più irrilevante per spiegare il passato, capire il presente e prevedere il futuro».
L’istruzione «Preparare la forza lavoro e la cittadinanza per la nuova società richiederà di ripensare i modelli tradizionali di istruzione, con la loro enfasi sul rigido insegnamento e la memorizzazione dei fatti. Nella nuova era globalmente connessa la missione primaria dell’istruzione sarà preparare gli studenti a pensare e agire come parte di una biosfera condivisa. L’approccio dominante dell’insegnamento dall’alto al basso, che ha l’obiettivo di creare un essere competitivo e autonomo, sta dando spazio ad una istruzione "distribuita e collaborativa". L’intelligenza non è qualcosa che si eredita o una risorsa da accumulare, ma piuttosto un’esperienza comune distribuita tra le persone».
La nuova qualità della vita «La Terza rivoluzione cambia il nostro senso della relazione e la responsabilità verso gli altri esseri umani. Condividere le energie rinnovabili della Terra crea una nuova identità della specie. Questa coscienza di interconnettività sta facendo nascere un nuovo sogno di "qualità della vita", soprattutto tra i giovani. Il sogno americano si colloca nella tradizione illuministica, con la sua enfasi nella ricerca del proprio interesse materiale. Qualità della vita, però, parla di una nuova visione del futuro, basata su interesse collaborativo, connettività e interdipendenza. La vera libertà non sta nell’essere slegato dagli altri, ma in profonda partecipazione con essi. Se la libertà è l’ottimizzazione di una vita, essa si misura con la ricchezza e la diversità delle esperienze di ciascuno, e la forza dei suoi legami sociali. Una vita vissuta meno di così è un’esistenza impoverita».

martedì 30 agosto 2011

Chiarelettere: "La lobby di Dio" - Ferruccio Pinotti




Ferruccio Pinotti presenta "La lobby di Dio". Fede, affari e politica: la prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.