domenica 27 aprile 2008

Che vita inquinata tra antenne e cemento

Che vita inquinata tra antenne e cemento
Stefano Miliani
L’Unità 26/4/2008

Due libri, uno di Paolo Rognini, l'altro di Francesca Bottari, ci spiegano cosa succede alle nostre città

Non ci rovina la vita solo l'aria inquinata. Inquinano, e fanno soffrire e peggiorano la vita, anche pubblicità giganti e onnipresenti nelle città come lungo le strade di campagna, l'edilizia selvaggia nelle periferie, gli ecomostri, una disattenzione - di matrice innanzi tutto politica - alle cure del territorio. Dal Veneto al Salento alla Campania, intere zone campestri sono sparite sotto il cemento e i capannoni. Però oggi forse non sono i soliti pochi di qualche decennio fa a non sopportarlo più. Cresce la sensibilità? Lo suggeriscono forse più segnali. Da un lato la ricorrente partecipazione ai luoghi d'arte che associazioni come il Fondo per l'ambiente italiano aprono ogni anno, dall'altro, ora, l'uscita di due volumi in fondo complementari.
Il primo è La vista offesa. Inquinamento visivo e qualità della vita in Italia (Franco Angeli editore, 224 pagine a 19,50 euro), una raccolta di testi a più firme e di più discipline curato dal docente di ecologia urbana e sociale a Pisa, Paolo Rognini; l'altro ha un titolo più piano, I beni culturali e il paesaggio. Le leggi, la storia, le responsabilità, a cura della storica dell'arte Francesca Bottari e del professore di filosofia Fabio Pizzicannella (Zanichelli, 351 pagine, 32,50 euro). La vista offesa è un pamphlet. Stima «che nella seconda metà del secolo scorso gli spazi edificati siano aumentati mediamente del 400 per cento, cioè 20 volte più della popolazione». E constata che il cosiddetto Belpaese tanto bello non lo è più. Tra i casi scandalo riepiloga ristoranti su pezzi un tempo intatti di costa tirrenica in Toscana, la rete stradale che ad Agrigento ha mortificato la Tomba del tiranno Tirane, del V secolo a. C, riducendola a triste «birillo spartitraffico», cortine edilizie tirate su scriteriatamente, le foreste urbane di antenne paraboliche. E mentre in periferia proliferano i centri commerciali, accusa il libro, «estetizziamo» i centri storici, magari per compensare un senso di passato distrutto ne facciamo bomboniere staccate dalla quotidianità, «la soluzione più ingannevole e pericolosa perché illude». Per quanto in queste pagine filtri anche una tesi legittima ma discutibile: le centrali eoliche inquinerebbero visivamente il paesaggio. Spagnoli o danesi sarebbero degli scriteriati perché producono energia con il vento in alternativa ad altri sistemi inquinanti? A parte questo La vista offesa è un pamphlet prezioso, utile e appassionato che ha coinvolto agronomi e psicologi, architetti, l'editorialista del nostro giornale Vittorio Emiliani e uno storico dell'arte come Antonio Paolucci. Il volume Zanichelli su beni culturali e paesaggio vuole divulgare il passato e il presente. In forma di schede riassume chiaramente chi e come e perché ha iniziato a prendersi cura dell'arte e del paesaggio, da Raffaello e Canova approda all'oggi, fino a strutture odierne come il ministero, il Vaticano, la cornice legislativa dall'Italia unita a ora. Parte da un presupposto: per difendere qualcosa o saperlo gestire bene è essenziale conoscere, a cominciare dagli studenti delle scuole superiori, e quindi prendere coscienza di quadri, colline e monumenti. Un limite hanno i due volumi, la qualità non eccelsa delle foto, certo per contenere i costi editoriali.

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