mercoledì 11 marzo 2009

Ma Aristotele non viene dall'Islam

Il Sole 24 Ore, 04/05/2008
Ma Aristotele non viene dall'Islam
Uno studioso francese sostiene che il pensiero greco classico è arrivato dai cristiani d'Oriente. E gli esperti si dividono
Marco Filoni


di Marco Filoni A prima vista sembra uno dei tanti "casi" editoriali. Un affaire francese, finito però sui giornali di mezzo mondo. Del resto vale sempre la vecchia regola non scritta: bene o male, l'importante è che se ne parli. Così un dotto saggio storico, che normalmente verrebbe letto da qualche decina di specialisti, in poche settimane moltiplica le vendite e vede schierarsi su due fronti detrattori e appassionati difensori. La cosa si complica visto il tema fondamentale che investe: ovvero le radici dell'Europa e della sua civilizzazione. Tutto nasce con un volume di Sylvain Gouguenheim. Professore di storia medievale a Lione, specialista di mistica renana e cavalieri teutonici, ha mandato in libreria Aristote au Mont Saint-Michel. Les racines grecques de l'Europe chrétienne, per l'editore Seuil. La tesi, banalmente riassunta, suona più o meno così: il debito che l'Occidente cristiano ha nei confronti della civilizzazione musulmana è stato enfatizzato in maniera impropria. Al contrario, la scoperta e la trasmissione del pensiero greco classico si deve ai cristiani d'Oriente. L'ipotesi centrale è infatti che la cristianità medievale ha avuto una conoscenza diretta del sapere greco, poiché le relazioni fra mondo latino e Impero bizantino sarebbero ben più importanti di quanto le fonti disponibili hanno finora lasciato supporre. In particolare Gouguenheim si sofferma sulla figura di Giacomo da Venezia, vescovo che visse a Costantinopoli poi monaco all'abbazia di Mont Saint-Michel: egli tradusse gran parte delle opere aristoteliche dal greco al latino all'inizio del XII secolo, cioè decenni prima che comparissero le versioni arabe nella Spagna dei Mori. La conclusione è semplice: la storia della cultura europea deve davvero poco all'Islam, mentre le sue radici risiedono nella cristianità. Se l'audacia della tesi è stata elogiata da due importanti supplementi culturali francesi (>>Le Monde des livres<<>>Figaro littéraire<<), molti illustri storici e filosofi medievalisti si sono mobilitati contro. Sono nate petizioni firmate da studiosi prestigiosi, e in pochi giorni le critiche a Gouguenheim si sono moltiplicate. Anzitutto sulle presunte "scoperte", che in realtà ripropongono un dibattito già avvenuto a cavallo fra XIX e XX secolo (l'importanza di Giacomo da Venezia e dell'abbazia di Mont Saint-Michel è stata ampiamente studiata). La ricostruzione sarebbe dunque tutta di seconda mano e incurante della ricerca contemporanea che parla di translatio studiorum; al punto che il titolo stesso del libro è ricalcato da un saggio di Coloman Viola del 1967! Nonostante il libro contenga elementi incontestabili, parlare di un >>mondo cristiano medievale<<>>avrebbe seguito un identico cammino anche in assenza di qualsiasi legame con il mondo islamico<<. Alcuni studiosi, come Alain de Libera, hanno denunciato l'aspetto ideologico delle ricerche di Gouguenheim. È infatti nell'ultimo capitolo che egli sembra voler postulare, in maniera un po' caricaturale, la contrapposizione fra un Oriente islamico limitato dai principi coranici e un Occidente cristiano tutto orientato verso la razionalità. E la denuncia di un pamphlet tutt'altro che innocente viene anche dalla scoperta che ampie parti del libro erano state pubblicate mesi fa su >>Occidentalis<<, un sito di >>islamo-vigilanza<<>>minaccia fascista islamica<<. Nasce allora il dubbio che il vero scopo del libro sia quello che rivela, magari inconsapevolmente, l'entusiasta recensore del >>Figaro<<: >>Ci congratuliamo con Gouguenheim per aver avuto il coraggio di ricordare che vi fu un crogiolo cristiano medievale, frutto delle eredità di Atene e di Gerusalemme. Quando l'Islam non aveva ancora proposto i propri saperi agli occidentali, è stato questo incontro, al quale si deve aggiungere il lascito romano, che come ci dice Benedetto XVI "ha creato l'Europa e resta il fondamento di ciò che, a ragione, chiamiamo Europa"<<.

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