mercoledì 6 aprile 2011
Eva Cantarella presenta Dammi mille baci
Dopo lesplorazione della sessualità greca in Lamore è un dio, Eva Cantarella completa con Dammi mille baci (Feltrinelli) il percorso sullamore e sulleros nellantichità classica. Con ironia e leggerezza, lautrice dribbla la rigidità accademica e ci parla dellamore al tempo dei romani attraverso miti, leggende, letteratura e casi giudiziari. Un carosello di dotti ma spassosi aneddoti su pratiche amatorie, tariffe, specializzazioni e abbigliamento delle prostitute, riti legati al matrimonio e alla fecondità.
Registrato il 23 aprile 2009 presso laFeltrinelli Libri e Musica, Piazza Piemonte, 2 Milano
Eva Cantarella presenta "L'amore è un dio"
"Dimentichiamo la concezione romantica e cerchiamo di capire che cos'era l'amore per i greci, cerchiamo, addentrandoci in un mondo lontano, di cogliere i diversi volti di quell'amore. Innanzitutto, per i greci l'amore era un dio di nome Eros. Un dio armato, che con il proprio arco scoccava frecce spesso mortali. Chi ne veniva colpito non aveva scampo: si innamorava. Ma Eros non era solo sentimento, era anche desiderio sessuale..." Eva Cantarella presenta L'amore è un dio. Il video.
Le riprese sono state effettuate a Milano alla Feltrinelli libri e musica di Piazza Piemonte il 17 aprile 2007
giovedì 27 gennaio 2011
Adulteri e cornuti. Storia della sessualità maschile tra Medioevo e Modernità
Maurice Daumas
Adulteri e cornuti. Storia della sessualità maschile tra Medioevo e Modernità
Edizioni Dedalo
A detta dello stesso autore, questa ricerca prende spunto da un enigma che abbraccia circa tre secoli di storia europea, nella lunga transizione che dal Medioevo porta agli albori della Modernità. L’enigma è rappresentato dall’ambigua e paradossale centralità assunta da un tema apparentemente frivolo, le «corna». Se da un lato c’è l’adulterio, che tutte le leggi condannano come una delle colpe più gravi, seria minaccia al buon ordine della società, dall’altro le corna ne costituiscono il lato ludico, faceto, la rielaborazione «mitica» di un argomento scottante. Nella realtà è la donna a pagare il prezzo della repressione, dato che all’uomo è concessa una libertà di costumi che rende l’adulterio un fenomeno tipicamente maschile, emblema della subalternità femminile. L’uomo, d’altra parte, assume il ruolo del protagonista: vittima di una pretesa tendenza al tradimento della donna, ma soprattutto eroe incontrastato di una cultura propriamente rinascimentale, tanto ossessionata dall’argomento «corna» da farne materia privilegiata di riso ed evasione. In quest’ampia e dettagliata analisi – che si avvale di un ricco e puntuale apparato documentario e bibliografico – le sfere della realtà e della finzione, del desiderio e della paura, della norma e della trasgressione si intrecciano per disegnare la geografia sessuale e sentimentale di un’intera epoca, ma tracciano pure le prime linee di un’evoluzione cruciale per la società europea, in particolare nel campo delle relazioni tra i sessi e dei costumi familiari.
martedì 25 gennaio 2011
L'antro delle ninfe
Adrien De Monluc, François La Mothe Le Vayer, Claude Le Petit
L'antro delle ninfe
Edizioni Dedalo
L'immaginario relativo alla sessualità, come lo conosciamo attualmente, si è stabilito nel tempo sulla base di modelli e di metafore che hanno una loro storia specifica. In Occidente, una tappa fondamentale nella storia della codificazione di tale immaginario è rappresentata dal pensiero libertino. Dopo i movimenti eretici che già avevano attraversato l'Europa nei secoli precedenti, nel XVII secolo si fa strada, soprattutto in Francia, una letteratura di argomento sessuale e di tono licenzioso, nella quale confluiscono gli stili più diversi, dall'alto al basso, dal sublime al triviale, dall'elegiaco al comico. Il volume coglie le radici di questo lato dell'immaginario sessuale contemporaneo e, allo stesso tempo, presenta un altro aspetto, minoritario in Occidente e oggi praticamente scomparso dalla cultura di massa. E cioè quello spirito rinascimentale dell'unità di corpo e psiche, di anima e sensi; uno spirito che, opponendosi alla concezione cristiana dell'ordine naturale e sociale, era fatalmente destinato a un tragico scontro con le autorità (temporali e spirituali) dell'epoca.
lunedì 24 gennaio 2011
Il desiderio del vino. Storia di una passione antica
Jean-Robert Pitte
Il desiderio del vino. Storia di una passione antica
Edizioni Dedalo
Nessun frutto della terra e del lavoro umano ha mai incontrato nella storia il successo arriso al vino. Assurto ben presto a ingrediente caratterizzante della dieta mediterranea, esso si è caricato di tutta una serie di connotazioni simboliche che ne hanno fatto un punto di riferimento nella cultura e nell’immaginario di tanti popoli, in particolare nella sfera religiosa. Bevanda consacrata tanto dalla mitologia greca quanto dalla tradizione ebraica e cristiana, il vino si è imposto come una sorta di ponte fra il nostro mondo e l’aldilà, fra l’umano e il divino, grazie alla sua peculiare capacità di rallegrare, di esaltare, di inebriare, dunque di condurre chi lo beve in un’altra dimensione, magari fino all’oblio della sua condizione terrena. Niente come il vino incoraggia la convivialità, il piacere dello stare insieme e del confrontarsi in tutta franchezza, ma esso può anche trasformarsi in pericolosa fonte di perdizione, come è attestato da tanti episodi di provenienza biblica, letteraria o folklorica. Nel ripercorrere le tappe salienti di una vicenda storica che ha contrassegnato profondamente la nostra cultura, l’autore delinea inoltre un itinerario geografico, che ci mostra come il vino sia riuscito ad ampliare progressivamente la sua area di influenza, tanto da dar luogo a una «mondializzazione felice che favorisce il calore umano e il dialogo tra i popoli». La trattazione è completata
da un ricco e affascinante apparato iconografico.
domenica 23 gennaio 2011
Dal buco della serratura. Una storia del pudore pubblico dal XIX al XXI secolo
Marcela Iacub
Dal buco della serratura. Una storia del pudore pubblico dal XIX al XXI secolo
Edizioni Dedalo
Dove finisce lo spazio pubblico e dove comincia quello privato? Cosa dobbiamo nascondere e cosa, invece, possiamo mostrare? La definizione dei confini tra individuo, società e Stato è una delle questioni problematiche che la società globale ha ereditato dalla modernità. Il sistematico sconfinamento del potere pubblico negli spazi privati è il frutto di una logica di potere attraverso cui il diritto ha diviso il mondo visibile da quello invisibile, il lecito dall’illecito. Lo spazio «fisico» è stato progressivamente delimitato da linee artificialmente tracciate. Queste frontiere, però, mobili e reversibili, sono state importanti zone di contestazione e di lotte e hanno condizionato e «normato» non solo gli spazi ma anche i corpi, i comportamenti, le pratiche fino a definire talune condotte anormali, devianti e malate. Su questo territorio Marcela Iacub rintraccia e analizza le politiche di definizione e produzione degli spazi e delle condotte sessuali – dal pudore pubblico al nudo artistico, dai reati di esibizione sessuale, alle pratiche omosessuali – invitandoci a riflettere sul legame tra sessualità e spazio pubblico.
una citazione dal libro:
Una storia dello sguardo
La storia del pudore pubblico concepita come una spazializzazione della sessualità è nel contempo una storia della sua «esposizione alla visibilità». Essa presuppone l’analisi dell’insieme dei processi che hanno trasformato la sessualità in spettacolo, cioè in un avvenimento la cui particolarità consiste nell’offrirsi alla vista.
L’articolo 330 del Codice del 1810 ha istituito una sorta di finzione originaria secondo la quale tutti i luoghi pubblici erano sorvegliati dall’occhio dello Stato. Quest’ultimo era tenuto a vedere tutti gli atti osceni che si svolgevano in un certo luogo, di giorno come di notte. Non era necessario che qualcuno incarnasse questo sguardo. L’occhio dello Stato vedeva anche nelle strade deserte, nelle vie senza luce, nei luoghi in cui nessun essere umano si avventurava. Mentre, nei luoghi privati in cui quest’occhio tanto potente non poteva penetrare, le scene sessuali erano considerate non viste, anche se una folla di persone vi aveva assistito.
La funzione di tale visione fittizia, che si operava nei luoghi pubblici, era quella di prevenire tutti i possibili sguardi e di proteggere la persona qualunque dagli spettacoli di natura sessuale che non doveva vedere.
Ma, per ampliare il campo visivo di quest’occhio onnivedente, ben presto i giudici hanno cominciato a servirsi degli occhi umani. Fu così stabilito che, in certe condizioni, lo sguardo degli individui poteva incarnare l’occhio immateriale dello Stato. Questa estensione fu realizzata seguendo due diverse direzioni. All’inizio lo Stato si servì degli occhi umani per trasformare gli spazi pubblici non solo in spazi in cui tutto era considerato visto, ma anche in una sorta di luoghi di osservazione grazie ai quali lo sguardo pubblico poteva penetrare nei luoghi privati. Inoltre, la facoltà che hanno gli occhi umani di essere montati su un corpo che può spostarsi da un posto all’altro, ha permesso di rendere pubblici i luoghi privati: bastava, infatti, che questi occhi potessero penetrarvi. Così, i luoghi privati non visibili all’esterno sono divenuti, grazie alla mobilità degli sguardi umani, luoghi sottoposti allo sguardo vigile dello Stato. Infatti, come vedremo nel dettaglio, il soggetto dell’atto del vedere non era l’individuo che guardava, ma lo Stato. Senza dubbio è per questa ragione che l’atto del vedere non è mai stato semplicemente il simmetrico dell’atto del mostrarsi, poiché solo il primo poteva diventare l’esercizio di una sorta di impegno pubblico. Vedere una scena sessuale è un atto che si può esercitare nel nome dello Stato, a differenza del mostrarsi.
La storia del pudore pubblico è quindi quella delle tecniche, complesse e polimorfiche, attraverso le quali l’occhio dello Stato offre a se stesso lo spettacolo della sessualità della popolazione. La storia delle modalità attraverso cui si è attribuito la potenza del vedere, servendosi degli occhi umani, per appagare la sua «pulsione scopica» e di come ha finito per prendere coscienza del fatto che il suo occhio fittizio poteva diventare l’oggetto del desiderio di coloro che aveva deciso di sorvegliare. Le recenti riforme non hanno trasformato questa produzione istituzionale dello sguardo grazie alla quale e nella quale noi vediamo e siamo sempre visti. La storia del pudore pubblico è, in questo senso, una sorta di genealogia della nostra percezione visiva, una maniera per prendere coscienza del fatto che vedere è più un evento che ci impegna come soggetti politici, che un atto attraverso cui il mondo si rivela alla nostra coscienza.
l'indice del libro:
L’artificio incarnato della vita giuridica di Graziella Durante - I. Una giurista risolutamente critica - II. La legge del buon pastore - III. Artificialismo giuridico: un «crimine perfetto» - IV. Un neo-femminismo indifferenzialista - V. Siamo tutti testimoni oculari dello Stato - VI. Godere della legge - VII. Guardare dal buco della serratura fa male al paese - Che cos’è la storia del pudore pubblico? - PARTE PRIMA - COSTRUIRE E ABOLIRE IL MURO DEL PUDORE - 1. La costruzione del muro del pudore - I. La sessualità nel Codice penale del 1810 - II. L’invenzione del pudore pubblico - III. L’oltraggio pubblico al pudore e gli oltraggi alla morale - IV. Il pudore pubblico e l’oltraggio ai buoni costumi - V. Gli atti che oltraggiavano il pudore pubblico - VI. Spudorati e negligenti - 2. I luoghi pubblici alla conquista dei luoghi privati - I. I luoghi pubblici - II. Le prime estensioni della pubblicità: i luoghi privati visibili o accessibili da un luogo pubblico - III. Insufficienti precauzioni e malsane curiosità - 3. L’invenzione della pubblicità interna - I. I precedenti - II. La sentenza Ponce (1877) - III. Vivere a casa propria dopo la sentenza Ponce - 4. L’abolizione del muro del pudore e le sorti dell’articolo 330 - I. L’articolo 330 a teatro - II. La crisi delle politiche di spazializzazione - della sessualità - PARTE SECONDA - LA LIBERAZIONE VISIVA DEI LUOGHI PUBBLICI - 1. Le guerre del nudo casto - I. I precedenti - II. I primi giudici delle nudità caste - III. L’implicito trionfo del quasi nudo. Il caso Joan Warner - IV. Il caso del topless, ovvero l’ultima guerra del quasi nudo - V. Le nudità naturiste - 2. La pubblicità della sessualità non casta - I. La teoria classica della pubblicità degli spettacoli e le prime contestazioni - II. Per farla finita con la pubblicità di uno spettacolo usando la frode - III. La teoria del doppio consenso degli spettatori delle rappresentazioni pubbliche. Il caso del teatro realista - IV. Consenso e pubblicità: le sentenze della Corte di Cassazione degli anni ’50 - V. L’influenza della nuova giurisprudenza della Corte di Cassazione sulle sale di spettacolo. Hair e Oh Calcutta! - VI. Teorie implicite contro dottrine esplicite - VII. Politiche degli spazi e politiche sessuali alla vigilia della rivoluzione dei costumi - PARTE TERZA - LA POLITICA DEGLI SPAZI ALL’EPOCA DEL SESSO - 1. Il nuovo diritto penale della sessualità - I. Sesso di Stato - II. La denormativizzazione della sessualità - 2. La scenografia del Sesso - I. La nuova infrazione: «Mostro in pubblico che impongo a qualcuno la vista della mia sessualità» - II. Gli elementi dell’infrazione: l’intenzione, l’atto osceno e la pubblicità - III. Il senso dell’infrazione: non si deve godere della legge - IV. Lo sguardo dei minori - 3. Perversi e dissoluti - I. Gli esibizionisti e l’articolo 330 del Codice penale - II. Gli esibizionisti nel mondo del Sesso - III. Giustizia e perizia - Ringraziamenti - Elenco delle abbreviazioni.
Le medicine dell'Asia
Jean Bossy, Pierre Huard, Guy Mazars
Le medicine dell'Asia
Edizioni Dedalo
Un interesse crescente verso un patrimonio teorico e pratico così ampio e manifestato anche, a vari livelli, dalla scienza ufficiale del mondo occidentale, che ne riconosce e ne esamina attentamente le qualità positive. Le stesse nazioni dell'Estremo Oriente sono ora impegnate ad armonizzare le medicine tradizionali con la medicina scientifica dell'Occidente. Da questa sintesi emergono nuovi sistemi sanitari di grande portata e suscettibili, come in Cina, di grandi sviluppi. Nel volume tre specialisti, medici e orientalisti, ne esaminano le caratteristiche e ne analizzano, sulla base anche dei più recenti studi, le notevoli potenzialità.
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