giovedì 2 giugno 2011

Un saggio sul rapporto degli uomini con l’erotismo. Condizionato da modelli "eroici" ma svelato dai grandi scrittori

La Repubblica 30.5.11
I maestri del desiderio
Da Che Guevara a Roth. Miti e fantasie maschili
Un saggio sul rapporto degli uomini con l’erotismo. Condizionato da modelli "eroici" ma svelato dai grandi scrittori
Franco La Cecla

Il romanzo di Hanif Kureshi Ho qualcosa da dirti è la storia di uno psicanalista londinese che parla di sé, di tutto l´ambiente londinese di questi anni e del suo migliore amico, un regista, Henry. Sono entrambi sulla cinquantina ed entrambi "risentono" di amori e matrimoni andati a male o semplicemente perduti. L´amico ha "perso" il desiderio e la cosa che più gli brucia è che vive con il figlio ventenne che invece rimorchia quasi ogni sera una nuova partner. Lo psicanalista dice a Henry che non c´è da preoccuparsi, il desiderio è inestinguibile, può diventare invisibile, assentarsi per un po´, ma alla fine vince lui. E di sé racconta che la forma maggiore di perversione può essere proprio la castità, il rinunciare perché tutto è troppo complicato e più si diventa grandi e più si sentono le risonanze, le smarginature, le ricadute e le conseguenze del desiderio. Come se il nostro corpo si ingrandisse in maniera spropositata, tanto da impedirci il contatto con altri corpi. Soprattutto questa osservazione è degna di nota. C´è un peso psichico del corpo che cambia con le fasi della vita. Il corpo diventa molto di più abitato, diventa molto di più "io" dall´interno. Per questo gli è più difficile oggettivarsi, darsi come se fosse un oggetto che può essere affidato a mani altrui. Forse le donne sono più capaci di questa trasformazione, mentre gli uomini, destinati apparentemente a prendere, riescono a farsi prendere solo come dei narcisi, ma non ad abbandonare il peso di un corpo che li trascina verso l´introspezione. C´è in tutto questo un analfabetismo maschile, ma anche molto pudore. Gli uomini non sono capaci di giocarsi il narcisismo all´esterno, di farne una cosmetica. Il pudore maschile è sicuramente l´aver anche paura di essere risucchiati da un corpo materno, e più gli uomini vanno avanti nella vita e più la cosa risulta pericolosa.
Ma a parte questa spiegazione c´è una componente antropologica: gli uomini spesso non sanno come "modulare" il proprio corpo rispetto al desiderio che cambia. Sono abituati a una logica di performance, per cui se questa logica cambia è l´immagine del proprio corpo che non vi si adatta. Siamo in una società che offre pochi modelli capaci di evolvere. Dal divano Dolce e Gabbana si passa al divano Hermès, ma non a modelli di uomini che si trasformano, maturano, invecchiano. Siamo vittime di un giovanilismo che è radicato nella nostra cultura molto profondamente, che ha radici nel modello cristiano di uomo, in un giovane trentatreenne che non è mai invecchiato e che ci ha lasciato un prototipo, un modello, che è anche diventato un modello di genere, un modello di uomo. Un recente libro uscito negli Stati Uniti cerca di capire che influenza ha avuto Clint Eastwood nel modello di mascolinità americana. Sicuramente molta, per quello che riguarda un uomo dai "modi bruschi" che cerca di mantenere una sua integrità, che cerca di tornare a una visione di uomo come modello di comportamenti dignitosi. Siamo ancora all´interno di un discorso da "eroe".
Un modello che da Gesú Cristo a Garibaldi e a Che Guevara non propone direttamente una relazione con il corpo femminile, anzi la sfugge per proporsi come poco raggiungibile. Il corpo dell´eroe non fa l´amore, se non per "riposarsi". Una forma di fuga dalla performance anche questa. I corpi maschili nell´amore sono quelli del Don Giovanni, quelli del trickster, da Peer Gynt a tutti i giovani dei romanzi di formazione. Sono corpi "fissati" in una postura, congelati in un´epica della fuga o del furto, della vittoria sulla donna che vorrebbe prenderli.
Inconsumabili e per questo incapaci di trasformarsi, di farsi modellare dalle carezze femminili. (...)
Una delle tragedie della mascolinità contemporanea è l´incomunicabilità tra generazioni diverse di uomini. I ventenni non parlano con i trentenni, i sessantenni con i quarantenni e via dicendo, nessuno fa tesoro dei fallimenti e dei tentativi, dei balbettii e delle gioie acquisite. Si parla sì di molte cose tra uomini, ma molto poco di cosa si tratta quando è in ballo il desiderio, il suo esprimersi, il suo nascondersi, il suo ritrarsi. Non che gli uomini debbano fare gruppi di autocoscienza, perché "medicalizzare" il desiderio trasformarlo in problema di cui parlare fa smarrire la vera "terapia del desiderio", che è il modo di non esserne travolti, ma quello di riuscire a fare sull´onda che trascina un po´ di difficile divertente surf. Eppure tra le impotenze e le paure di impotenza dei ventenni e quelle dei cinquantenni ci sono molti punti in comune, molte cose che potrebbe creare complicità, commozioni, comunioni. Una delle prime cose da dirsi sarebbe il modo con cui si è imparato a fare i conti con i propri limiti e con la propria fantasia. (...)
Nel romanzo di Philip Roth Il professore di desiderio c´è un altro tema, quella crudeltà del desiderio che fa sí che esso fluttui, possa svanire e trasformare l´oggetto della più violenta passione in un oggetto del tutto indifferente. Roth in tutta la sua opera ha raccontato con estrema onestà queste cifre del desiderio maschile. È probabile che questo "cinismo" sia legato alla rivoluzione sessuale degli anni ´70, in cui gli uomini per primi lasciavano cadere modelli morali per assumere l´idea del sesso al di sopra di ogni ragione. E le donne hanno seguito e poi hanno preso a volte il sopravvento. C´è una componente epocale che ha ripulito il desiderio di ogni ipocrisia, ma che ha influito in maniera potentemente negativa sulle relazioni.
Non si può fare la morale al desiderio, questo è uno dei messaggi di Philip Roth, ma certamente il desiderio è iscritto in una sua etica. Ed è quella che non accetta le regole della solitudine e del narcisismo fino in fondo. La forza che ci spinge fuori di noi è una forza a "evaderci", nel senso dell´evasione secondo Lévinas. Il desiderio ci fa dire "uffa" rispetto al tenere tutto sotto mano, tutto sotto controllo. Nella fantasia più spinta c´è la traccia che qualcuno ha lasciato sulla nostra pelle. Il problema oggi è come trattare tutto questo con un discreto ottimismo, con la speranza che da un lato il desiderio faccia sentire le sue ragioni e dall´altro che queste ragioni non vengano banalizzate, ridotte a puri sfoghi di esseri intasati. È possibile e le età del desiderio aiutano in questo senso, perché nelle sue variazioni si trovano la ricchezza, l´inesauribilità, l´ambiguità ricca di malintesi di cui abbiamo bisogno per rischiare la vita nelle relazioni.
(Il brano è tratto da "Il punto G dell´uomo" pubblicato da Nottetempo)

domenica 29 maggio 2011

Così gli archeologi digitalizzano libri rari e documenti antichi

Così gli archeologi digitalizzano libri rari e documenti antichi
FRANCESCA PARISINI
GIOVEDÌ, 26 MAGGIO 2011 LA REPUBBLICA - Bologna

Il progetto della Fondazione Carisbo per una biblioteca on line da realizzare con una macchina ideata dal Centro Templa che può scansionare 2400 pagine all´ora

Con la macchina capace di scansionare 2400 pagine all´ora è iniziata l´era industriale della digitalizzazione dei libri. Si chiama Genus Bononiae Network il progetto, al momento sperimentale, presentato ieri nella biblioteca di San Giorgio in Poggiale dal presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco. La biblioteca, che fa parte del percorso del Museo della città, ospita infatti una delle rare macchine capaci di scansionare a grande velocità volumi e documenti; per intenderci, qualcosa di simile è utilizzato da Google per il suo progetto di biblioteca digitale.
Ma, avverte Antonio Gottarelli, direttore del Centro Templa dell´Università di Bologna, «tra la scansione e la leggibilità su computer dei volumi ci sono molti passaggi in mezzo». Ci hanno pensato, allora, gli archeologi. Templa, infatti, è il centro di ricerca per le tecnologie multimediali applicate all´archeologia che ha messo a punto il software che permette di consultare libri e documenti antichi (ma non solo) come se si potesse sfogliarli in biblioteca.
Forte anche di questo software, il progetto della Fondazione Carisbo punta alla digitalizzazione di libri e documenti sulla storia di Bologna dalla fine del primo millennio all´inizio del terzo. Al momento sono 300 i volumi già digitalizzati, perlopiù appartenenti alla stessa biblioteca di San Giorgio in Poggiale. Ma grazie ad accordi con le altre biblioteche cittadine (già coinvolte quelle universitarie e l´Archiginnasio) e con centri di documentazione europei (per la digitalizzazione anche di fotografie, spartiti musicali e molto altro ancora) si punta a rendere fruibile in questo modo una media di 15mila volumi all´anno. L´industrializzazione della bibliografia digitale, appunto, sarà fruibile grazie a questo software (non grazie a un ambiente Internet, quindi) e scaricabile gratuitamente sul sito www. genusbononiae. it.
«Di biblioteche ed archivi digitali ve ne sono molti in Italia e in Europa - spiega Armando Torno, giornalista, bibliofilo e testimoniale dell´operazione - ma con la digitalizzazione di tutte le biblioteche cittadine, sotto l´egida di Genius Bononiae, è un´intera città a rendersi consultabile grazie alle tecnologie digitali, con tutto il suo patrimonio librario e tutta la sua storia».
«Fino a qualche tempo fa - conclude Torno - le biblioteche avevano il compito di conservare, ora devo mostrare ciò che hanno conservato fino ad oggi». I volumi già indicizzati vanno dalla vita di Ulisse Aldrovandi, scritta da lui medesimo, alle raccolte di poesie di Carducci e Pascoli, dal volume cinquecentesco di Gaspare Tagliacozzi, il prozio della chirurgia estetica, agli scritti di Marcello Malpighi. Infine, sono stati scansionati tutti i manoscritti di Leonardo da Vinci ed una biblioteca di opere a lui dedicate.

sabato 21 maggio 2011

Presentazione libro Labirinto ducale guida al Palazzo Ducale di Venezia




Presentazione libro Labirinto ducale guida al Palazzo Ducale di Venezia.
Labirinto Ducale offre una visione di Palazzo Ducale "capovolta" per non fermarsi alle apparenze, sedotti e catturati dalla trappola dorata del Mito di sé costruito dalla Serenissima, ma per decifrare il vero significato del complesso alfabeto di simboli e messaggi che essa ha voluto trasmettere a chi si addentri nel "Tempio del Potere" veneziano.Varcarne la soglia, infatti, vuol dire oltrepassare una duplice linea di confine, storico-artistica da un lato, magico-misterica dall'altro, con il rischio di smarrirsi in un autentico "labirinto esoterico", riverbero di un'identità ancestrale nella quale storia e leggenda affondano le proprie radici, mescolandosi e materializzandosi nell'utopia di un miraggio divenuto realtà: un palazzo e una grande città saldamente edificati su fondamenta liquide. Un paradosso dunque, ai limiti della scienza e della logica... La follia della "pietra sull'acqua". Questa guida vuole aiutare a uscire indenni e più consapevoli da questo "labirinto"; e lo fa offrendo un percorso esplorativo che coincide con quello "ufficiale", ma proietta il lettore/visitatore in una dimensione magica misteriosa, esaltata a sua volta dalla forza evocativa delle immagini fotografiche. Muovendosi tra spazi oscuri e inquietanti o attraverso preziosi saloni, dove un'incombente ostentazione di gloria sembra inghiottire chi osserva ammirato, il libro mette a nudo la natura "alchemica" di Palazzo Ducale quale "pietra filosofale" dei veneziani e ricorda a ogni passo che l'amore per l'arte e lo stupore per la bellezza non devono mai offuscare la verità.

sabato 7 maggio 2011

La civilisation byzantine

Flusin Bernard, La civilisation byzantine

P.U.F., 2009

Con la sua eredità imperiale romana, la religione cristiana, l'impero che noi chiamiamo "bizantino" è anche definito come ellenica e orientale. In questo impero multietnico, il greco era la lingua dominante del commercio, politiche e religiose competenze si sovrappongono, l'arte è cristiana, mentre l'istruzione "paideia" è di origine pagana. Nel corso di un millennio della fondazione di Costantinopoli (324-330) fino al suo crollo nel 1453, questa civiltà è stata trasformata. Questo libro analizza il profondo cambiamento che ha portato alla scomparsa delle città dell'Impero e l'evoluzione delle istituzioni, cristianesimo bizantino o il suo rapporto con l'ellenismo.

mercoledì 4 maggio 2011

Ezra Pound - Cantos



Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,

con usura

non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,

con usura

nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,

il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA

la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila.

Pietro Lombardo
non si fé con l'usura
Duccio non si fé con l'usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu "La Calunnia" dipinta con usura.

L'Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".

Con l'usura non sorse Saint Trophine e Saint Hilaire,

Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con l'usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling

usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d'usura.

Ezra Pound

martedì 3 maggio 2011

Cèline salvato dall'inferno

C�line salvato dall inferno